Grazie all’utilizzo di tecniche alternative, i medici del Polo Chirurgico Confortini a dicembre 2018  erano riusciti ad effettuare un trapianto di fegato senza trasfusioni di sangue. La paziente infatti è una testimone di Geova e per religione rifiuta di ricevere trasfusioni di sangue. I medici hanno atteso per mesi prima di dare la notizia, per essere certi che la paziente non avesse compicanze. Oggi, di quell’operazione avvenuta il 23 dicembre 2018, possiamo dire che è andata a buon fine. 

Il riepilogo della vicenda con la videointervista al direttore del dipartimento chirurgico dell’Azienda Ospedaliera 

PROF. UMBERTO TEDESCHI

“Trasfusioni? Sempre meno”. Il progresso e le tecniche alternative della chirurgia senza sangue

FONTE REDAZIONE www.la-notizia.net

https://www.la-notizia.net/2019/04/16/non-solo-per-i-testimoni-di-geova/

Ha suscitato una vasta eco sia in ambito sanitario che mediatico, il trapianto di fegato senza trasfusioni di sangue eseguito lo scorso dicembre all’Ospedale di Borgo Trento di Verona su una paziente di sessanta anni testimone di Geova. Ne abbiamo parlato anche noi sul nostro giornale visto l’eccezionalità e complessità dell’intervento riuscito perfettamente, come riferito dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. Ma qual è la reale situazione della chirurgia senza sangue in Italia? A tal proposito è interessante l’approfondimento realizzato da Steno Sari (su Libero nell’edizione del 15 aprile 2019) che ha sentito sull’argomento alcuni medici esperti nel campo trasfusionale, cardiochirurgico e medico/legale.

Il dottor Ivo Beverina responsabile dell’Unità operativa Semplice “Centro trasfusionale” dell’ASST Ovest Milanese ha dichiarato: “Già da anni attuiamo una politica di ottimizzazione della terapia trasfusionale secondo linee guida internazionale. Per fare due esempi, tale modalità ha portato a una riduzione dalla trasfusione di plasma dell’85,8% nel corso di 13 anni e di circa 1000 unità di sangue nel 2018 rispetto l’anno precedente” A proposito di alternative alle trasfusioni il dottor Beverina aggiunge: “Noi medici abbiamo a disposizione molti mezzi per evitare la trasfusione di sangue, in particolare in ambito chirurgico, ma non solo. Ciò che di interessante è emerso dagli studi – prosegue Beverina- è che in molte situazioni la trasfusione non migliora la, prognosi ma la stessa rimane invariata o anzi in alcuni casi peggiora”.

Ma la chirurgia senza sangue è solo ad appannaggio dei testimoni di Geova e motivata sempre da convinzioni etico/religiose? Sembrerebbe di no secondo quanto dichiarato dal dottor Samuel Mancuso cardiochirurgo al Maria Pia Hospital di Torino: “In tutto il mondo sempre più pazienti rifiutano trasfusioni a motivo dei risultati clinici, indipendentemente dalle convinzioni religiose; i pazienti non trasfusi e trattati con una adeguato protocollo si riprendono più in fretta e hanno meno complicazioni postoperatorie. L’American Association of blood Banks nel suo editoriale di gennaio dedicato al Patient Blood Management (le linee guida dell’OMS che prevede la diminuzione o eliminazione dell’impiego di prodotti del sangue, ndr) ha pubblicamente ringraziato la comunità americana dei testimoni di Geova per aver focalizzato attenzione dei medici di tutti il mondo sulla qualità dei protocolli di risparmio del sangue a beneficio di tutti con marcati miglioramenti dei risultati clinici”. Aggiunge ancora Mancuso che alcuni pazienti precisano subito la loro posizione dicendo: “Io non sono testimone di Geova, ma non voglio le trasfusioni…”

Spesso si è distinto tra interventi programmati e situazioni d’emergenza dove secondo alcuni non è possibile applicare gli stessi protocolli e la trasfusione in casi di urgenza diventa molto più probabile se non certa. Mancuso ha un’idea diversa su questo: “Ciò che si riteneva impossibile dieci anni fa in medicina oggi potrebbe essere routine. La letteratura pubblica da anni lavori in cui si evidenzia che la mortalità dei pazienti JW (Testimoni di Geova, ndr) in urgenza in centri qualificati è alta tanto quella dei pazienti sottoposti a trasfusione, anche nei politraumatizzati”.

Resta l’aspetto legale e bioetico da considerare in una scelta tanto delicata come il rifiuto di una emotrasfusione da parte di un paziente in cura in un ospedale. “Il diritto di decidere se e come curarsi è un diritto tutelato dalla Costituzione, analiticamente disciplinato nel 2017 dalla legge 219” – afferma Daniel Rodriguez docente di medicina legale e bioetica all’Università di Padova. “Il medico deve rispettare le volontà del paziente consapevole delle conseguenze; il magistrato non può imporre al medico di non rispettarle”- argomenta Rodriguez- e per il medico che non rispetta le disposizioni del paziente oltre alle conseguenze penali e civili sono prospettabili quelle disciplinari dell’amministrazione da cui il medico dipenda e dall’Ordine dei medici”. A proposito dell’equiparazione fatta tra chi rifiuta le emotrasfusioni e chi i vaccini, Rodriguez chiarisce: “Sono trattamenti diversi: uno terapeutico, l’altro preventivo. Chi rifiuta il primo, chiede comunque una terapia adeguata alle sue condizioni. Chi rifiuta il secondo, non chiede strumenti preventivi alternativi”.

Indubbiamente, la chirurgia senza sangue (bloodless) ha compiuto progressi inimmaginabili fino a qualche decennio fa e desta l’attenzione di un numero sempre maggiore di sanitari e pazienti in tutto il mondo. Un approccio quello delle cure mediche senza sangue, in grado di rispettare le convinzioni e la coscienza degli utenti e contestualmente di fornire cure mediche adeguate se non addirittura di qualità superiore ai pazienti, che si professano o no testimoni di Geova.